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Incontri Nazionali PDF Stampa E-mail
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Martedì 12 Aprile 2011 23:08

Polaris XIII incontro nazionale
5 maggio 2018, Blu Hotel, Collegno (Torino)

Al 13° Incontro nazionale del Centro Studi Polaris, il 5 maggio 2018 al Blu Hotel di Collegno (Torino), sono intervenuti tredici relatori, tre dei quali in collegamento diretto dall'estero (Spagna, Grecia e Francia).

Il titolo del convegno era lo stesso del numero 20 della Rivista, praticamente un monografico, 1968-2018 Cinquant'anni di società liquida. E singolarmente la distanza di età tra il più giovane e il più vecchio dei relatori è proprio di una cinquantina d'anni.
La tesi di fondo è che quella del '68 non fu una rivoluzione e neppure una ribellione, bensì un'eruzione. Quella gioventù che manifestò ovunque, dal Giappone alla Turchia, dal Brasile alla Spagna, dal Messico alla Cecoslovacchia, oltre che nelle società occidentali, e che inizialmente non aveva un colore politico specifico, fu la prima a vivere in un mondo che si globalizzava e a partecipare a quella “società liquida” di cui spesso si parla, annunciando al contempo l'era dell'Acquario e l'avvento dei satelliti e dell'infosfera. Essa cercava modelli e stili di vita più aderenti a una realtà mutata.

La sua capacità di aderire con naturalezza alla comunicazione e di creare strutture elastiche, spontaneistiche, mobili, le consentì di debordare gli adulti e le strutture solide, comprese quelle di partito.
Il suo scegliere l'Utopia invece che il Mito, la sua acquisizione del pensiero debole, delle logiche di Francoforte, il suo uccidere il padre e la sua castrazione del maschio produssero poi un modello ideologico, psicologico e patologico che contrassegna ancor oggi questa realtà liquida. Quando – per dirla con Michel Onfray – ucciso il padre non restano che bambini, cioè fragili irresponsabili, o – per citare Lakan – ucciso il padre si è trovato un padrone.

Di tutto questo si è parlato, ma anche di come navigare nella società liquida, quindi di come incidere per riuscire ad uscire dall'adolescenza patologica, dalla nevrastenia, dalla fragilità e dal clima di costante litigiosità e di guerra civile che coinvolge anche i sessi.

Una prima tavolata di discussione ha visto partecipare Lino Guaglianone, Marco Malaguti e Paolo Caioli. Si è trattato di questi temi mettendo l'accento sulle differenze generazionali e sulla comunicazione liquida, confrontando i “partiti liquidi” e in particolare il modello berlusconiano e quello pentastellato.
In chiusura il collegamento internazionale con Enrique Ravello Barber, direttore di Europae, che ha trattato la questione catalana, la crisi dello Stato nazionale e le contraddizioni del nazionalismo spagnolo che si cerca tra una vocazione sudamericana e una europea.

Irene Dimopoulos Papas, direttrice di Empros, è intervenuta da Atene per illustrare la mutazione greca che in pochi anni ha prodotto lo sradicamento dalle campagne, la perdita di orientamenti e un crollo demografico che sembra un genocidio.
La seconda tavolata è stata animata da Lorenzo De Piccoli, Pietro Falagiani e Augusto Grandi. L'accento è stato posto sulla crisi dello stato westfaliano, sul Tramonto dell'Occidente spengleriano, sulla trasformazione dell'anima e della vita in merce e sulle conseguenze culturali, spirituali ed economiche di questa mutazione.
Vincent Vauclin, presidente di Dissidence Française ha espresso dalla Normandia la critica della sua giovane generazione alla cultura sessantottina che ha edificato un inferno: dalla disoccupazione alla mancanza di orizzonti. Un'azione di avanguardia in una sorta di controrivoluzione conservatrice è a suo avviso possibile. Esclusivamente in una nuova logica imperiale
Questa logica è condivisa da tutti i relatori e dal pubblico.
Vi ha fatto ritorno spesso il coordinatore della giornata, il caporedattore della Rivista Polaris, Gabriele Adinolfi.
La terza e ultima tavolata è stata animata da Attilio Cucchi, Adriano Segatori e Antonio Bovo.
Sono stati sviscerati vari argomenti: dalla dittatura culturale post-sessantottina alle patologie imperanti, con le turbe rissose e litigiose quali sono gli scontri tra i sessi o le pretese di negare e ridisegnare la natura. Si è infine messo l'accento sull'evoluzione della democrazia (in realtà mai esistita fattualmente) in post-democrazia autoritaria, o democratura, ma con il mantenimento di alcuni tabu di fondo che rendono quest'autoritarismo privo di prospettive cesariste o da monarchia popolare, ragion per cui l'intera oligarchia gestionale resta inchiodata agli schemi identificati da Eric Werner di anteguerra civile e di post-democrazia.
Secondo lo stile del Centro Studi che si vuole autentico Think Tank, non ci si è limitati alle diagnosi ma sono state proposte numerose suggestioni operative e sono stati espressi schemi operativi.

 

 

Polaris XII incontro nazionale

12 febbraio  2017, Hotel Milano, Trieste
Trieste, città marcatamente italiana, dal 1382 al 1918 fu porto asburgico, porta adriatica della Mitteleuropa, godendo a lungo a di una particolare condizione federata e dello status di porto franco.
Questa città che dal 1945 fu per quasi un decennio sotto il tallone imperialistico anglo-jugoslavo e rappresentò la scintilla del risveglio patriottico italiano nel dopoguerra, sabato 11 febbraio è stata scelta per il convegno  del Centro Studi Polaris, dal titolo “L’Europa ritrovi il suo Centro”.
La scelta era volta a rendere l’idea di una Nuova Europa, che garantisca identità nazionali e identità regionali, sovranità, autonomie, in un’ottica al contempo confederata e imperiale che rappresenti, esprima, consolidi e renda forti tutte le nostre fierezze. Nessuna città quanto Trieste poteva rappresentare tutto questo.
In apertura del convegno, l’intervento del giornalista Enrique Ravello dal titolo “Catalogna e Mitteleuropa”. Ravello ha ripercorso tre fasi storiche che legano la Catalogna al Sacro Romano Impero e ha spiegato il ruolo di congiunzione naturale che essa tuttora riveste tra la Mitteleuropa e le coste iberiche.
Quindi si è avuta la relazione in diretta da parte dello scrittore e saggista ungherese Laszlo Sipas dal titolo “Uno sguardo Magiaro”. Ripercorsa la storia della Regione dei Carpazi, Sipas ha insistito sulla necessità di riaccorpare la Mitteleuropa, disarticolata fin dal Trattato di Versailles di un secolo fa (1919) e ha spiegato che Budapest deve effettuare una politica di bilancia tra le tre potenze che orbitano intorno al suo spazio vitale: Russia, Turchia e Germania. Alle domande dalla sala ha convenuto nel fatto che l’Ungheria, oggi impegnata a fermare l’invasione dal sud, potrebbe avere la stessa funzione decisiva che assolse nell’infrangere l’illusione comunista quando sessant’anni fa insorse contro l’invasione da est.
Lo psichiatra e psicoterapeuta Adriano Segatori, ha quindi illustrato le differenze incolmabili che incorrono rispetto al concetto di Impero, che è identitario, sacro, dotato di forma, e quello livellante e deformante d’imperialismo.
L’architetto Ruggero Da Ronch ha illustrato “L’architettura mitteleuropea del ‘Novecento”.
Dopo una breve pausa- pranzo, il professore Simone Paliaga nella relazione “L’Europa senza Translatio Imperii” ha addebitato alla guerra civile europea (1914-1945) la sua perdita di ruolo storico e la sua subordinazione psicologica che, nel segno del capitalismo, l’ha condotta ad abdicare a qualsiasi vocazione imperiale. Senza il recupero di quest’assialità non sarà possibile guarire l’Europa.
Il giornalista tedesco e austriaco Martin Pfeifer ha parlato dei “Popoli della Mitteleuropa” auspicando una loro convivenza armonica e la capacità di profittare della crisi sistemica per assumere ruolo di soggetti.
Il professore Beppe Scalici ha parlato poi della storia del Sacro Romano Impero e soprattutto de “Il senso dello spazio mitteleuropeo oggi” un senso che travalica la funzione in sé per diventare essenza e anima di un risveglio.
Il professore Franceso De Matté ha quindi parlato di “Paneuropa e Mitteleuropa” confrontando le dottrine geopolitiche di John Mackinder e Karl Haushofer; la prima, marittima, puntava a smembrare l’unità europea, l’altra, terrestre, intendeva creare uno spazio di dominio mondiale che legasse tra loro Germania, Russia e Giappone. Qualcosa di simile all’Europa Boreale di Jean-Marie Le Pen che si estenderebbe da Lisbona a Tokyo.
In conclusione Gabriele Adinolfi, caporedattore delle riviste Polaris ed EurHope, ha fatto il punto con una relazione dal medesimo titolo del convegno, “L’Europa ritrovi il suo Centro”.

Polaris XI incontro nazionale


23 Marzo 2016, Hotel Arcimboldi, Milano, Undicesimo Incontro Nazionale "EurHope"

La riunione è stata aperta con il saluto inviato da Hilde Delobel, per anni deputata in Belgio nelle file del Vlaams Blok, poi ribattenzzato Vlaams Belang. Hilde è stata impossibilitata a raggiungere Milano a causa della chiusura dell'aeroporto di Zaventem intervenuta in seguito agli attentati jihadisti.
Letto il messaggio della Delobel, ha preso la parola Enrique Ravello Barber, caporedattore della rivista Europae di Valencia. Ravello ha mosso una critica storica all'impero spagnolo, più un imperialismo missionario che non un Impero vero e proprio e sul ripiego sull'immaginario ibero-americano praticato dal franchismo in reazione all'accerchiamento e all'emarginazione. Nella mentalità di José Antonio Primo de Rivera si ritrova invece, secondo Enrique, il giusto anelito per ricreare il domani. Madrid deve operare per privilegiare un asse con Roma e Atene.Ha messo l'accento sulla differenza che intercorre tra i concetti di Europa Nazione e Europa delle Nazioni. Per garantire al tempo stesso coesione d'insieme e potenza ma anche le libertà organizzative e sociali e la salvaguardia delle tradizioni, la seconda formula è a suo avviso inadatta.
Gérard Dussouy, a lungo detentore della cattedra di Geografia all'Université Montesquieu de Bordeaux 4 e autore di diversi libri sulla necessità di fondare un vero e proprio Stato Europeo, dopo aver ricapitolato gli elementi della crisi sistemica che ci vede prigionieri della spirale del libero-scambio e del debito finanziario, ha sottolineato come il nostro invecchiamento biologico – al quale si sottrae realmente la sola Irlanda – ci renda deboli e   privi della volontà di batterci in un momento in cui siamo sommersi d'immigrati e la sociologia di ripiego vede la nascita di autentiche enclavi jihadiste nelle nostre città, il che forma una vera e propria miscela esplosiva. Le nostre élites si sentono soddisfatte dalla Globalizzazione ma i perdenti della stessa, solitamente ceti poveri e ceti produttori, reagiscono nel populismo che, malauguratamente, spicca per assenza di programma e di chiaroveggenza e propone dei risibili ritorni al passato. Citando Hobbes e Machiavelli, il professor Dussouy ha rammentato che uno strumento efficace non può essere fornito da altro che dalla fondazione di uno Stato che permetta al tempo stesso lo sviluppo di relazioni feconde tra le componenti che hanno particolari affinità storiche e culturali in comune.

Marco Scatarzi, Casaggì Firenze, è partito dalle constatazioni di Alain de Benoist sui quattro errori fondamentali della Ue, e cioè: che è partita dall'economia, che si è fatta dall'alto, che si è allargata prematuramente e che non ha chiare né le frontiere né le finalità, per rimarcare come il suo essere meccanica senz'anima si è accompagnato con la trasformazione della politica in un management in cui la governance ha sostituito la funzione di governo. Nel rilanciare la duplice necessità di una coesione nella potenza e nella salvaguardia delle libertà e delle tradizioni, ha constatato la necessità di un traino. L'Europa deve darsi un luogo e un limite altrimenti non ci saranno né fondazione né civiltà. D'altronde il limite sacro di fondazione era dato dal Mundus e tutto quanto ne era al di fuori era Immundus.
Jezz Turner, del London Forum, ha parlato degli attentati jihadisti e delle aggressioni sessuali a Colonia e nell'Europa del Nord rimarcando  l'odio verso la nostra gente e il suo retaggio.
Lino Guaglianone, nella veste di fiscalista, ha esortato a non limitarsi agli slogan antagonistici e alle formule teoriche sulla sovranità monetaria, ma a proporre soluzioni immediate, pratiche, concrete già ora, senza attendere interventi salvifici dal cielo. L'Europa Nazione delle Patrie deve essere intesa anche come concertazione e organizzazione nell'intento di ridurre lo strapotere degli speculatori. Fronte a una politica monetaria e finanziaria coordinata serve una politica fiscale unita perché i Paesi a fiscalità più rigida – e l'Italia ne è la prima – non fanno che acuire i problemi determinati da tecnocrati e banchieri e produrre la fuga in paradisi fiscali che contribuiscono alla nostra perdita di produzione. La lotta all'evasione così come è intesa in un Paese come il nostro, dalla particolare perversione fiscale, uccide letteralmente commercianti e artigiani oltre a far fuggire gli investimenti e favorisce invece i grandi speculatori sovra-nazionali.
Irene Papas, pur perfettamente trilingue, ha scelto di parlare in greco, lingua madre delle nostre lingue. Citando Aristofane durante le drammatiche guerre tra Atene e Corinto, ci ha mostrato il parallelo storico tra decadenze antiche e quell'attuale e ci ha espresso le risposte filosofiche ed esistenziali per affrontarle. Ha esortato tutti coloro che hanno a cuore i destini dell'Europa e dei propri popoli, a collaborare concretamente e strenuamente per la costituzione reale dell'alternativa comunitarista fronte a coloro che stanno spogliandoci. Non dobbiamo ripiegare nel ricordo mitizzato e sovente travisato di un passato, spesso addirittura recente, che non ci piaceva e dal quale volevamo comunque uscire. Al contrario dobbiamo agire nel senso della storia ma con la sapienza della Tradizione. Ha concluso ribadendo la necessità di abbandonare ogni passatismo che genera acredine e inerzia e ha salutato con il titolo del settimanale del partito greco, che ella dirige: avanti!
A questo punto ha preso la parola Mario Borghezio, deputato europeo della Lega Nord e membro della Commissione Affari Esteri dell'Unione Europea, che ha felicitato Irene Papas per la scelta del termine comunitarista che lo riporta ai suoi primi impegni politici, all'epoca di Jeune Europe di Jean Thiriart. Quindi ha lodato l'importanza delle iniziative metapolitiche, purché siano, come in questo caso, impegnate a fornire  strutture e strumenti destinati all'azione. Ha poi ricordato l'iniziativa che stiamo approntando insieme per spingere gli imprenditori europei a trovare sbocchi in Africa, non solo per finalità economiche e di organizzazione sociale ma anche per rispondere ad una logica geopolitica che ci possa anche permettere d'invertire o quantomeno di ridurre i flussi migratori.
Francesco Lattuada, consigliere comunale di Busto Arsizio e cofondatore della locale Comunità Giovanile, ha ripreso gli argomenti di Irene Papas sostenendo che non prova alcun tipo di rimpianto o di nostalgia per l'italietta democristiana e che si deve invece osservare l'Europa attuale, anche la Ue con i suoi handicap e con i suoi disastri, con l'occhio vivace e attento di chi coglie i fenomeni storici senza astrarsi sterilmente. I nostri problemi, sia in quanto italiani che europei, derivano spesso da nostre colpe, da nostre mancanze, da nostre inadeguatezze. Le nostre classi dirigenti e spesso i nostri stessi popoli non si sono dimostrati all'altezza della situazione. Tuttavia il processo europeo ha motivazioni storiche, sociali, economiche, che ci sono a prescindere da noi. Se osserviamo al passato di un'Europa che Lattuada ha definito greca, romana e cristiana, e abbiamo presente la legge dell'eterogensi dei fini, scopriamo come la fede abbia prodotto la scienza moderna. Sta dunque a noi affrontare la sfida per agire sulle dinamiche e trasformare i fini. Rispondendo, come sostiene Franco Cardini, alle quattro esigenze fondamentali quelle di Bandiera, di Giustizia, di Spada e di Moneta.
In conclusione ha preso la parola Gabriele Adinolfi facendo il punto con l'ausilio di 41 slides

 

Polaris X incontro nazionale

3 ottobre 2015,  Bari. Il decimo Incontro Nazionale Polaris "Mediterraneo" è stato innanzitutto un compendio dei temi trattati nei due incontri precedenti. Sono intervenuti Gabriele Adinolfi e Paolo Caioli, Mino Mini, architetto, ha poi trattato la crescita demografica e portuale del Nord Africa, mentre Giuseppe Spezzaferro, giornalista, ha parlato degli hub nel Mediterraneo, Si è quindi parlato di ripresa del Meridione sulla strada della solidarietà e dell'autonomia. In tal senso sono intervenuti Claudio Battisti e Anna Rita Tateo. Infine la giornalista Irene Papas ha spiegato la crisi greca,

 

Polaris IX incontro nazionale

21 marzo 2015, Istituto Stensen, Firenze, il nono Incontro Nazionale Centro Studi Polaris ha avuto come titolo "La primavera dell'araba fenice".
Il focus è stato messo sulla Jihad, la cd Isis e la situazione nel Vicino Oriente. Si è parlato anche della crisi di socialità e produttività in Italia e in Europa.
Di questo si è occupato il sindacalista Taddeo Albanese. Invece  il professore Gian Piero Joime ha trattato la situazione energetica italiana e mediterranea, tracciando anche le alternative percorribili per una riconquista d'autonomia. Alberto Micalizzi ha esposto le possibilità di rilancio monetario mentre Andrea Purgatorio ha affrontato la questione da un punto di vista culturale e filosofico. Paolo Caioli ha ribadito il ruolo del Think Tank. Quindi il professore Olivier Roy, orientalista, politologo, esperto dell'Islam, professore all'Istituto Universitario Europeo e titolare della Cattedra Mediterranea al Robert Schuman Centre for Advanced Studies, ha spiegato quanto l'Isis sia debitrice della mentalità occidentale, della cultura hollywoodiana e della fenomenologia dei partigiani e dei terroristi rossi. Poi Carmela Crescenti, studiosa dei testi sacri ed esoterici dell'Islam ha spiegato le differenze di percezione. Lo studente universitario siriano Wasseem Morshed ha raccontato del suo Paese martoriato, di cui ha parlato anche Saverio Di Giulio, reduce da diverse missioni umanitarie con l'associazione Sol.Id. Il consigliere Francesco Torselli ha recato i saluti del Comune di Firenze e si è anche addentrato nel tema. Il professor Vittorio De Pedys ha chiarito il quadro finanziario internazionale e le poste economiche nell'area. Gabriele Adinolfi ha fatto una chiusura onnicomprensiva.

 

Polaris VIII incontro nazionale

21, 22 novembre 2014,  Cassano d'Adda (Milano) Hotel Julia, Villa Maggi Ponti.
Ottavo incontro nazionale del Centro Studi Polaris: "Un cambio di dimensione".
Gabriele Adinolfi ha ricapitolato i blocchi esistenti alla ripresa economica e spirituale e ha indicato alcune vie d'uscita per il localismo e le imprese.
L'argomento è stato sviscerato in tutti i dettagli dagli altri relatori: Paolo Caioli, Augusto Grandi, Gian Piero Joime, Alberto Micalizzi

Polaris
VII incontro nazionale

Da venerdì 13 a sabato 15 dicembre, all’Hotel Noris di Schio (Vicenza) nel cuore produttivo del nord-est si è tenuto l’incontro annuale del Centro Studi.

Come reagire allo smantellamento dell’Italia.
Come contrastare il partito antinazionale.
Culturalmente, socialmente, economicamente, politicamente.
A confronto con operatori economici e politici nel cuore produttivo del nord-est, che più soffre l’attacco, il Centro Studi Polaris porterà l’esperienza maturata negli anni e nella realizzazione dei corsi politici operativi per contribuire a imprimere una svolta salutare che non può essere rimandata.
Venerdì in apertura Gabriele Adinolfi ha illustrato il Piano Morgenthau per l’Italia.
Adriano Segatori, psicologo e psicoterapeuta, il sabato mattina ha parlato de Lo sfacelo psicologico, sociale, culturale e la destrutturazione in atto.
Quindi Antonio Bovo, operatore finanziario e docente di corsi master, ha trattato il tema L'assalto alla produzione, al risparmio e agli asset strategici.
Si è poi tenuta una tavola rotonda sulla sfida dei produttori.
Dal dibattito sono emerse le proposte della Confapi, illustrate dal responsabile dell’area business di Apindustria Vicenza, Manuel Maraschin riguardo la fiscalizzazione e quella di Piero Puschiavo concernente la realizzazione di banche locali.
Dopo la pausa pranzo la seconda tavola rotonda sulla marginalizzazione della politica.
La politica e l’amministrazione in era di post-sovranità e di post-democrazia sono state oggetto di dibattito tra i presenti. In particolare è stato utile il contributo di due eletti nell’amministrazione veronese, Marcello Ruffo (Lista civica, tessera CasaPound) e di Francesco Vartolo (Lega Nord) e la testimonianza dell’ex deputato leghista e di An Antonio Serena.
In seguito si è ripreso con le relazioni
La moneta senza debito – il progetto FAZ di Alberto Micalizzi, Economista ed Operatore Finanziario.
Un acceso duetto da parte di Daniele Lazzeri (Il Nodo di Gordio) e Augusto Grandi (Il Sole24ore) che hanno messo l’accento sulla differenza – e spesso l’opposizione – tra delocalizzazione e internazionalizzazione e che hanno raccontato le loro esperienze in Turchia e in Kazakhstan, ha permesso di mettere in luce l’arretratezza mentale e organizzativa che in Italia non è solo istituzionale ma che paralizza in pieno l’imprenditoria, timida, disorganizzata e priva di fantasia.
In conclusione Gabriele Adinolfi ha espresso i seguenti concetti.
In post-democrazia le nazioni che funzionano usano come strumenti politici l’industria, la cooperazione e i think tank.
Polaris non può più limitarsi a offrire ai politici italiani delle soluzioni percorribili, benché in questo sia maestra.
Le soluzioni percorribili vanno estese alle parti sociali.
Tali soluzioni percorribili devono essere sia strategiche e sistemiche (come i 18 punti sulla finanza), sia pratiche (moneta di complemento, banca locale) sia di pratica operativa (costituzione di finanziarie di categoria che possano aggirare i diktat di Basilea).
Il compito del Centro Studi, non esclusivamente teorico, diventa più diretto e necessario.
Si tratta di pensare e agire come avanguardie di riattivazione organica.
Ecco che l’iniziativa dei corsi si articola e si ricollega a quella della ricerca di soluzioni concrete tra le fasce sociali che non accettano di essere dismesse per far piacere agli speculatori.

 

Polaris VI incontro nazionale

30 novembre  - 2 dicembre 2012  Borgo Faiti Latina
Ricostruendo sovranità e socialità

La panoramica ha riguardato la fase di metamorfosi sociopolitica e di paralisi economicofinanziaria contrassegnata dalla cessazione di sovranità e dal consolidamento della post-democrazia.
In particolare si è messa in evidenza la necessità di essere qualcosa di più di un semplice centro studi: sempre più motore di ricerca, trasformatore d'energia, snodo strategico, crocevia trasversale volto a reindirizzare in senso centripeta gli effetti della centrifugazione galoppante.
Con l’obiettivo di trovarsi nel centro nevralgico della metamorfosi al fine di offrire soluzioni imperniate sulla libertà, l'autonomia, la comunità, il localismo, la socialità, l'appartenenza nazionale e quella europea e che offrano a lavoro, iniziativa, produzione, sviluppo, delle vie percorribili da tracciare in controtendenza rispetto all'arbitrato dei poteri sovranazionali svincolati da ogni contrappeso a causa del tramonto della sovranità.
Una sovranità che, per definizione, viene dall'alto ma che si può ricreare solo insieme, dal basso.
Mediante la partecipazione comune di forze sociali, culturali, politiche, per le quali è anche opportuno delineare riaggregazioni dirette e trasversali che esprimano una sorta di corpus delle lobbies di categoria.
In margine all'incontro si è tenuta una tavola rotonda con tutte el categorie produttive della provincia e con la locale facoltà di Economia (vedi resoconto in "Conferenze").

 

La chiameremo Europa

14 Giugno 2012 Roma, Sala Cinque Lune, piazza Cinque Lune 74
con il patrocinio della Delegazione parlamentare italiana presso l'Osce PA.
Interventi di:
On. Migliori, Presidente della Delegazione parlamentare presso l'OSCE PA (che patrocina l'incontro) e VicePresidente dell'assemblea parlamentare dell'OSCE PA;
Alessandro Capriccioli, collaboratore de l'Espresso e l'Unità.
Lanfranco Pace, collaboratore de Il Foglio.
Sen. Domenico Gramazio;
Roberto Rosseti, giornalista Rai;
Enzo Cirillo, direttore di Scelgo;
William Devecchis, sindacalista Uil;
Ettore Rivabella, sindacalista Ugl;
Roberto Bizzarri, economista;
Francesco Palmieri, giornalista Agi;
Antonio Bovo, economista;
Paolo Caioli, presidente centro studi Polaris;
Enrique Ravello, giornalista di Europae (Spagna);
Gabriele Adinolfi, caporedattore della rivista Polaris;
Alex Voglino, direttore delle Biblioteche di Roma.
Ai lavori hanno assistito l'Ambasciata d'Ungheria, quella d'Estonia, quella di Romania, quella di Turchia e la Comunità cinese.
Sono pervenuti i saluti dell'Ambasciata del Kazakhstan che, congiuntamente a quella del Lussemburgo, non ha potuto partecipare fisicamente.
Sono pervenuti anche i saluti rigorosamente trasversali del senatore Mauro Del Vecchio e dei deputati Giorgio Holzmann, Giorgia Meloni e Bruno Murgia.

 

Vernissage-laboratorio

9 maggio, Roma, Galleria Arte e Valore, via Labicana 48, per i tre anni della rivista, per i sette anni del centro studi alle ore 18:30 Vernissage-Laboratorio aperto "Combattere la crisi".
Con l'aperitivo è stato anche illustrato il programma di risanamento economico nazionale del centro studi già presentato in diverse sedi italiane e controfirmato da economisti di varie estrazioni.Tra i presenti  gli onorevoli Stefania Craxi e Giorgio Holzmann mentre Riccardo Migliori, impegnato al ministero mandava il suo saluto. Inoltre i consiglieri Devecchis, Gonnelli, Rositani, Stazi mentre Federico Guidi e Luca Gramazio inviavano il loro saluto. Presenti giornalisti di varie testate e dell'adnkronos.  Presente l'Associazione Analisti Economici.

 

Polaris V incontro nazionale

2, 3 e 4 dicembre 2011 regione di Attigliano (Alta Tuscia)

L'afflusso si è avuto da dieci regioni italiane (il Centro Studi allo stato attuale è presente in quattordici), ambo i sessi, fasce d'età: dai venti ai settant'anni e più.
Si è tenuta innanzitutto la relazione sull'evoluzione del Centro Studi, sul ruolo riconosciuto che occupa oggi e  sugli obiettivi da centrare nel 2012.
Hanno fatto seguito relazioni sulla situazione internazionale e nazionale, con particolare attenzione alla crisi finanziaria.

ORGANIZZAZIONE E PROPOSTE
Combattere la crisi
Al rimescolamento di forze e al delinearsi di possibili nuove trasversalità il Centro Studi fornirà non solo la sua disponibilità ma anche proposte concrete da veicolare e da realizzare, proposte che se recepite potrebbero far raddrizzare la barra del timone e condurre la nave sana e salva in porti sicuri.

1) In quanto alla riorganizzazione sociale ed economica il concetto perseguito è fare sinergia dal punto di vista delle iniziative, sì da produrre non solo posti di lavoro ma anche circuiti commerciali, imprenditoriali, turistici, in condizione di offrire ai singoli cittadini, alle famiglie, alle catogorie, non soltanto il sostegno di cui li priveranno l'implosione sindacale e la perdita di potere contrattuale dei medesimi organismi, ma anche possibilità di mangiare, bene, di vestirsi, bene, di andare in vacanza, bene, a costi ridotti e perfino, in prospettiva, di fare cassa di risparmio e perfino banca.

Operativamente il Centro Studi ha deciso di lanciare una campagna atta a realizzare collaborazione e sinergia nonché a suscitare intercambio di idee, proposte e collaborazioni.
La campagna si chiamerà “Combattere la crisi” e partirà con le proposte, con le idee, con gli intrecambi ma anche con la messa in evidenza di circuiti solidali già esistenti sia dal punto di vista del lavoro che da quello dell'acquisto solidale.
Una piattaforma ad anelli per la realizzazione di iniziative positive il cui scopo a termine medio è la costituzione di un club (o di più clubs) che vada(no) a rappresentare la lobby di popolo.
Tra le decisioni organizzative prese vi è appunto la costituzione del nucleo sinergico che dovrà avviare la campagna “Combattere la crisi”.

2) Restando fedeli al ruolo di Centro Studi si è comunque deciso di offrire alla politica, sia nazionale che amministrativa, una serie di formule per il possibile raddrizzamento della rotta prima del naufragio commissariato; formule comunque recuperabili in buona parte in futuro, a naufragio consumato se non si riuscirà ad impedirlo.
In tal senso abbiamo deciso di offrire nei prossimi mesi tre soluzioni ovviamente orientative ma ciononostante tecnicamente definite.

Tre progetti per affrontare  la crisi

a) Rispetto alle privatizzazioni e in virtù delle ventilate riforme federali: proposte di una privatizzazione sociale, con azionariato popolare nelle imprese-traino della propria regione, sul modello dei Länder tedeschi.

b) Riacquisto del debito pubblico, e quindi taglio del cappio, mediante una serie d'interventi strutturali.

c) Possibilità (ovviamente alternativa al punto b) di denunciare il debito e di assumere una politica che consenta di sidare il default senza andare in rovina ma anzi riprendendo salute (gli esempi Islanda e Argentina sono istruttivi ma molto diversi).

I tre progetti sono in fase di studio avanzato.

Quello del riacquisto del debito pubblico, frutto del lavoro dei nostri esperti in economia, è stato esposto dettagliatamente durante l'incontro ed è praticamente già disponibile per le forze politiche anche se sarà dettagliato e possibilmente reso proposta di legge nel prossimo trimestre.

 

 

Pax Mediterranea

Incontro sulla situazione del Mediterraneo, 10 Giugno 2011 Roma, Sala Imperatori, piazza Venezia 11
con il patrocinio della Delegazione parlamentare italiana presso l'Osce PA e in collaborazione con l'OIM.
Interventi di:
Paolo Caioli, presidente centro studi Polaris;
l'on. Migliori, Presidente della Delegazione parlamentare presso l'OSCE PA (che patrocina l'incontro) e VicePresidente dell'assemblea parlamentare dell'OSCE PA;
il Sen. Generale Mauro Del Vecchio, membro della delegazione parlamentare italiana presso l'Osce;
José Angel Oropeza, Direttore dell'Ufficio di coordinamento per il Mediterraneo dell'OIM;
Alex Voglino, direttore regionale alla cultura per la Regione Lazio;
Gianfranco Lizza, docente di geografia politica ed economica alla Sapienza di Roma;
Samir Al Qaryouti, opinionista di Al Jazeera e corrispondente di France 24;
Paolo Guerrieri, docente di Economia Internazionale all'Università La Sapienza;
Stefano Conti, dirigente sindacale;
Augusto Grandi, giornalista Sole 24ore;
Yousef Salman, Portavoce della Luna Rossa palestinese;
suor Deema Fayad monaca del monastero di Deir Mar Musa (Siria);
Murat Ozkaleli , docente di Relazioni Internazionali alla "European University of Lefke", Cipro Nord;
Ermanno Visintainer,  docente di lingue e letterature orientali;
Gilbert Dawed, giornalista di Géostrategie (Francia)
Enrique Ravello, giornalista di Europae (Spagna);
Gabriele Adinolfi, caporedattore della rivista Polaris.

Polaris: il IV incontro nazionale

Il IV incontro nazionale del Centro Studi Polaris si è svolto a Tuscania (Viterbo) da venerdì 26 a domenica 28 novembre 2010.
Riportiamo la sintesi di quello che si è deciso o che ci siamo riproposti.
RIVISTA
Bilanci del 2010
CENTRO STUDI
Alla luce degli interessi da esso sollevati nonché della situazione generale, il Centro Studi intende impegnarsi su due priorità.
La Prima. La ricostruzione del fil rouge del partito autonomista italiano (sulla traccia dell'Eni) a partire dal tracciato storico iniziato con Crispi, protrattosi fino alla guerra e poi ripreso ad opera dei politici drasticamente finiti nella Prima Repubblica (Mattei, Moro, Craxi).
La Seconda. La crisi del sindacalismo, la guerra alla produzione, lo svilimento del lavoro, ci suggeriscono l'opportunità di offrire una serie di prospettive sul lavoro.
ARGOMENTI TRATTATI
Come da programma sono state affrontate tutte le questioni nazionali, internazionali, strategiche, economiche, finanziarie ed energetiche che stanno caratterizzando la nostra attualità, nota e meno nota.


Inaugurazione Rivista

Il 21 marzo 2010 nella sala municipale del Campo Artiglio di Roma si è tenuta l'inaugurazione della Riviista Polaris
Polaris: il III incontro nazionale

Dal 27 al 29 novembre 2009 si è tenuto sul litorale romano, a Lavinio, il III incontro nazionale del Centro Studi Polaris.
All’ordine del giorno lo stato di avanzamento lavori del Centro Studi e gli aggiornamenti sulla situazione internazionale e nazionale.

 

III incontro nazionale

Lavinio (Roma),  27, 28 e 29 novembre 2009 Concretizzare il Think Tank: rivista in cantiere.

II incontro nazionale

Cappadocia (L'Aquila), 21, 22 e 23 novembre 2008 Nuovi scenari sociali e geopolitici per l’Italia e l’Europa.
Inoltre organizzazione e obiettivi del Centro Studi per il 2009 (leggere il resoconto in "appuntamenti")

I incontro nazionale

Cappadocia (L'Aquila), 4,5, 6 gennaio 2008

Corsi nazionali di comunicazione

Si sono tenuti nel gennaio 2007 i primi corsi quadri di comunicazione, a Roma. Hanno frequentato dei corsi quarantuno persone provenienti da quattro regioni.
È a disposizione di chi ne faccia richiesta un pacchetto formazione sulla comunicazione per il 2007.
Esso consiste in:
* Un dvd con i corsi di comunicazione
* Corsi […]

12.02.2017, TRIESTE
Trieste, città marcatamente italiana, dal 1382 al 1918 fu porto asburgico, porta adriatica della Mitteleuropa, godendo a lungo a di una particolare condizione federata e dello status di porto franco.

Questa città che dal 1945 fu per quasi un decennio sotto il tallone imperialistico anglo-jugoslavo e rappresentò la scintilla del risveglio patriottico italiano nel dopoguerra, sabato 11 febbraio è stata scelta per il convegno  del Centro Studi Polaris, dal titolo “L’Europa ritrovi il suo Centro”.

La scelta era volta a rendere l’idea di una Nuova Europa, che garantisca identità nazionali e identità regionali, sovranità, autonomie, in un’ottica al contempo confederata e imperiale che rappresenti, esprima, consolidi e renda forti tutte le nostre fierezze. Nessuna città quanto Trieste poteva rappresentare tutto questo.

In apertura del convegno, l’intervento del giornalista Enrique Ravello dal titolo “Catalogna e Mitteleuropa”. Ravello ha ripercorso tre fasi storiche che legano la Catalogna al Sacro Romano Impero e ha spiegato il ruolo di congiunzione naturale che essa tuttora riveste tra la Mitteleuropa e le coste iberiche.

Quindi si è avuta la relazione in diretta da parte dello scrittore e saggista ungherese Laszlo Sipas dal titolo “Uno sguardo Magiaro”. Ripercorsa la storia della Regione dei Carpazi, Sipas ha insistito sulla necessità di riaccorpare la Mitteleuropa, disarticolata fin dal Trattato di Versailles di un secolo fa (1919) e ha spiegato che Budapest deve effettuare una politica di bilancia tra le tre potenze che orbitano intorno al suo spazio vitale: Russia, Turchia e Germania. Alle domande dalla sala ha convenuto nel fatto che l’Ungheria, oggi impegnata a fermare l’invasione dal sud, potrebbe avere la stessa funzione decisiva che assolse nell’infrangere l’illusione comunista quando sessant’anni fa insorse contro l’invasione da est.

Lo psichiatra e psicoterapeuta Adriano Segatori, ha quindi illustrato le differenze incolmabili che incorrono rispetto al concetto di Impero, che è identitario, sacro, dotato di forma, e quello livellante e deformante d’imperialismo.

L’architetto Ruggero Da Ronch ha illustrato “L’architettura mitteleuropea del ‘Novecento”.

Dopo una breve pausa- pranzo, il professore Simone Paliaga nella relazione “L’Europa senza Translatio Imperii” ha addebitato alla guerra civile europea (1914-1945) la sua perdita di ruolo storico e la sua subordinazione psicologica che, nel segno del capitalismo, l’ha condotta ad abdicare a qualsiasi vocazione imperiale. Senza il recupero di quest’assialità non sarà possibile guarire l’Europa.

Il giornalista tedesco e austriaco Martin Peiper ha parlato dei “Popoli della Mitteleuropa” auspicando una loro convivenza armonica e la capacità di profittare della crisi sistemica per assumere ruolo di soggetti.

Il professore Beppe Scalici ha parlato poi della storia del Sacro Romano Impero e soprattutto de “Il senso dello spazio mitteleuropeo oggi” un senso che travalica la funzione in sé per diventare essenza e anima di un risveglio.

Il professore Franceso De Matté ha quindi parlato di “Paneuropa e Mitteleuropa” confrontando le dottrine geopolitiche di John Mackinder e Karl Haushofer; la prima, marittima, puntava a smembrare l’unità europea, l’altra, terrestre, intendeva creare uno spazio di dominio mondiale che legasse tra loro Germania, Russia e Giappone. Qualcosa di simile all’Europa Boreale di Jean-Marie Le Pen che si estenderebbe da Lisbona a Tokyo.

In conclusione Gabriele Adinolfi, caporedattore delle riviste Polaris ed EurHope, ha fatto il punto con una relazione dal medesimo titolo del convegno, “L’Europa ritrovi il suo Centro”.

In questo intervento, che fungeva da trama generale, sono stati chiariti nel dettaglio gli orientamenti per rivoluzionare radicalmente l’Europa in senso confederale e imperiale e al tempo stesso sono stati analizzati i diversi centri di potere oggi a confronto, nonché la differenza che intercorre tra le diverse linee populiste europee, proponendo una linea coerente e positiva,
Ultimo aggiornamento Domenica 06 Maggio 2018 14:21
 

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